Mauro Rivetti svela «Chi uccide racconta»: il nuovo romanzo giallo nato dal quadro «Cammino», che sarà esposto il 10 ottobre nel Complesso Monumentale di San Domenico di Alba
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Il romanzo è stato suggerito dall'opera "Cammino" di Maurizio D'Andrea, che nella serata di presentazione interverrà con la lettura di un testo inedito, "Il cammino dell'ombra".
Mauro Rivetti è riuscito in breve tempo a trasformare la sua radicata appartenenza albese in una cifra stilistica letteraria riconosciuta a livello nazionale. Pubblicato da Golem Edizioni e distribuito in tutta Italia, l'autore ha conquistato gli appassionati del genere grazie all'abilità di tradurre l'identità del territorio in architetture narrative uniche, capaci di fondere la bellezza dei paesaggi con l'oscurità del noir. Sul territorio di Alba, Bra, Langhe, Monferrato e Roero, Mauro Rivetti è apprezzato per la sua voglia di creare ambienti per far dialogare la cultura con eventi letterari come Alba Noir Festival ed il Premio Letterario Albedo, creato per l’omonima associazione. Dal suo percorso da project manager in una nota azienda albese deriva un solido background metodologico, fatto di visione d'insieme, rigore e cura del dettaglio. È proprio questo approccio a definire la sua cifra stilistica, che si riflette tanto nell'ideazione dei suoi format culturali, quanto nella struttura dei suoi romanzi. Un'architettura mai uguale a sé stessa, frutto di una costante ricerca stilistica pensata per offrire un prodotto di qualità e ripagare la fiducia di lettori esigenti, che in un libro non cercano soltanto un giallo per confrontarsi con la passione per l’indagine, ma un'esperienza più profonda.

Il territorio come protagonista
Il suo marchio è il paesaggio. I gialli di Rivetti sono ambientati tra Langhe, Roero e Monferrato, e i luoghi non fanno da semplice scenografia: borghi, chiese, castelli, vigneti e opere d'arte spingono avanti l'indagine e ne determinano l'atmosfera. Accanto al passato c'è anche l'oggi, con il lavoro che cambia, la tecnologia, le nuove fragilità e le contraddizioni della società contemporanea. La sua idea di scrittura la riassume in una frase: scrivere per celebrare la grande bellezza dei suoi luoghi, in chiave rigorosamente noir. In alcuni romanzi di Mauro Rivetti l'esperienza di lettura diventa tridimensionale. L'autore applica la sua visione d'insieme anche alla gastronomia narrativa: le intuizioni dolciarie descritte nelle sue trame vengono affidate alle mani sapienti di artigiani locali che ne realizzano la formula esatta, creando un ponte tra finzione e tradizione che ha portato sugli scaffali produzioni esclusive come il Dolce RoLa, i BiscoLanze e il Langhet DÔSS. Un modo originale e curioso che invita il lettore a "mordere" la trama ed entrare direttamente nella dimensione del romanzo.
Una parte del suo lavoro consiste nel riportare alla luce i grandi nomi del territorio. Nei romanzi passano l'architetto visionario Schellino, il pittore rinascimentale Macrino d'Alba, l'inventiva di Pinot Gallizio, l'eredità critica di Roberto Longhi e la maestria del liutaio Giovanni Francesco Pressenda. Personaggi storici che tornano a parlare al presente dentro trame di delitti e misteri.
Il nuovo romanzo
"Chi uccide racconta", l'ultimo romanzo di Mauro Rivetti, sarà presentato sabato 10 ottobre 2026 alle 17:30 nel Complesso Monumentale di San Domenico ad Alba, lo stesso scenografico scenario in cui si muovono le prime battute della trama. È proprio nella navata centrale di San Domenico che viene rinvenuto il cadavere di Gualtiero Longhi, discendente del celebre storico dell'arte Roberto Longhi. Le indagini vengono affidate alla PM Teresa Bianco, figura centrale dei romanzi di Rivetti, che si trova subito di fronte a un delitto privo di spiegazioni apparenti. Tra depistaggi e nuovi elementi drammatici, l'attenzione si sposta su una fotografia degli anni settanta manipolata con cura, in cui il volto di una persona è stato cancellato con estrema precisione.
Tra le colline avvolte dalla nebbia, i filari pregiati e il fermento di un'Alba in corsa verso il 2027 come Capitale dell'Arte Contemporanea, la trama si addentra nelle pieghe più enigmatiche del collezionismo d'arte. Nell'intreccio della storia gioca un ruolo chiave anche un vitigno antico, il Liseiret, un chiaro omaggio all'Associazione dei Produttori del Liseiret con cui l'autore collabora per la salvaguardia del territorio, in sinergia con la Confraternita della Nocciola Tonda Gentile delle Langhe. Sullo sfondo della vicenda, così ben orchestrata da far perdere di vista al lettore quale sia la parte romanzata e quale quella reale, vi è una presenza invisibile e costante che si muove come una sagoma nell'ombra: un uomo che custodisce tutti i segreti del passato e che, nel presente, si prepara a decidere il finale.
Un romanzo nato da un quadro
Il libro ha un'origine insolita: il progetto editoriale è stato suggerito da "Cammino", opera del ciclo pittorico "Il Riscatto della brutta psiche" di Maurizio D'Andrea. Il legame va oltre il riferimento. L'intero impianto narrativo ruota attorno al tema dell'identità e della sua cancellazione: non a caso, la fotografia con il volto accuratamente rimosso rappresenta uno dei simboli chiave di tutto il romanzo. Il libro sviluppa in forma narrativa ciò che la tela mostra in forma visiva, e nel farlo racconta anche San Domenico e la comunità albese di oggi.
Nulla in questa genesi è casuale, anche questo aspetto rivela una profondità tutt'altro che scontata. L'incontro con la mostra dell'artista di fama internazionale Maurizio D'Andrea, allestita lo scorso anno proprio al Complesso Monumentale di San Domenico, ha tracciato la mappa concettuale del romanzo. È stato proprio il dialogo con D'Andrea a rivelargli come una tela possa farsi punto di partenza per un giallo: un genere che, al pari dell'arte visiva, sa sovvertire ogni certezza per spalancare le porte a un'illusione potente, soggettiva e profonda.
La sintesi dell’arte
L'intreccio si fonda sul principio della circolarità artistica: la tela “Cammino” ispira il racconto, mentre la narrazione “Chi uccide racconta”, lancia il guanto di sfida al lettore, chiamandolo a contemplare il quadro e a percorrere i luoghi descritti nel libro. Un dialogo continuo in cui pittura, scrittura e territorio si fondono in un'unica esperienza; la più bella che possiate mai immaginare!
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