Barbara Viale: architettura, arte e spazio espositivo come esperienza sensibile
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Nel panorama contemporaneo dell’arte e dell’architettura piemontese, la figura di Barbara Viale si distingue per una pratica interdisciplinare che unisce progettazione architettonica, didattica artistica e curatela espositiva. Architetto, insegnante d’arte e curatrice, Viale rappresenta un esempio significativo di come lo spazio possa trasformarsi da semplice contenitore a dispositivo narrativo ed emotivo.
Formazione e visione progettuale

Barbara Viale si forma nel campo dell’architettura con un percorso accademico di alto profilo: si laurea nel 2006 in “Architettura e progetto” e successivamente nel 2008 in “Architettura, ambiente e paesaggio”, con lode e menzione. La sua ricerca si concentra sin dall’inizio su due direttrici fondamentali:
Il rispetto del paesaggio
La qualità energetica e ambientale degli spazi
Questi elementi convergono in una visione progettuale che considera l’architettura non come oggetto statico, ma come organismo in relazione con l’ambiente e con chi lo abita.
Un aspetto particolarmente rilevante del suo approccio è l’interesse per discipline come il Feng Shui, inteso non come semplice pratica decorativa ma come studio delle energie dello spazio. Questo orientamento rivela una sensibilità affine a quella artistica: lo spazio diventa campo di forze, luogo di risonanze simboliche e percettive.
Arte come linguaggio primario
Se l’architettura costituisce la struttura del suo lavoro, l’arte ne rappresenta il linguaggio originario. Viale stessa definisce l’arte come “stile di vita”, elemento imprescindibile della propria identità progettuale.
Questa impostazione emerge chiaramente nella sua attività di:
-progettazione di installazioni
-allestimento di mostre
-elaborazione grafica
-valorizzazione emotiva delle opere
Non si tratta di un semplice supporto tecnico all’opera artistica, ma di una vera e propria mediazione sensibile tra opera, spazio e spettatore.
Curatela e collaborazione con Maurizio D’Andrea
Uno degli ambiti in cui Barbara Viale ha espresso con maggiore evidenza la propria visione è la curatela delle mostre di Maurizio D'Andrea, artista noto per una ricerca simbolica e introspettiva.
Tra i principali interventi:
-la mostra “Orizzonti Impossibili” ad Alba, curata e allestita da Viale
-esposizioni successive in contesti nazionali, tra cui eventi a Venezia
-progetti più recenti, come eventi espositivi complessi in cui l’allestimento diventa parte integrante dell’esperienza
-progettazione evento LiberArti
In tali contesti, Viale non si limita a organizzare lo spazio, ma costruisce vere e proprie “drammaturgie espositive”. L’opera pittorica di D’Andrea — fortemente legata all’inconscio, al simbolo e alla dimensione psicologica — viene amplificata attraverso dispositivi spaziali che ne esaltano la dimensione immersiva.
È significativo osservare come il suo ruolo sia esplicitamente riconosciuto anche in ambito progettuale e curatoriale: viene definita architetto, insegnante d’arte e curatrice di mostre, con una spiccata sensibilità creativa e progettuale.
Didattica e trasmissione del sapere artistico
Parallelamente alla pratica professionale, Barbara Viale svolge attività di insegnamento artistico. Questo elemento non è secondario: la didattica rappresenta il luogo in cui la sua esperienza si traduce in trasmissione metodologica.
L’insegnamento, in questo senso, non si limita alla tecnica, ma si configura come:
-educazione alla percezione
-formazione alla sensibilità estetica
-sviluppo della capacità di leggere lo spazio come linguaggio
Architettura dell’esperienza: una sintesi critica
Il tratto distintivo del lavoro di Barbara Viale risiede nella capacità di integrare tre dimensioni:
-Architettura – come struttura fisica e ambientale
-Arte – come contenuto simbolico ed emotivo
-Curatela – come regia dell’esperienza
Questa triplice convergenza produce un esito particolarmente attuale nel contesto contemporaneo: lo spazio espositivo non è più neutro, ma diventa parte attiva del significato dell’opera.
Nel caso delle mostre di D’Andrea, tale approccio assume una valenza ancora più profonda: l’allestimento diventa estensione dell’inconscio rappresentato nelle opere, contribuendo a costruire un’esperienza immersiva che coinvolge lo spettatore non solo visivamente, ma anche psicologicamente.