Alessio Negro e Maurizio D'Andrea: "Tacque", quando il silenzio prende la scena!
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Sabato sera, a Montelupo d'Alba, il polifunzionale comunale ha ospitato qualcosa di difficile da classificare. Non una commedia, non un monologo, non uno spettacolo di danza. Qualcosa di ibrido, sospeso tra la filosofia e il teatro fisico, tra la riflessione e l'ironia. Si chiama Tacque, ed è firmato da Maurizio D'Andrea, pittore e scrittore internazionale con una carriera internazionale consolidata. Ma chi ha catturato l'attenzione fin dai primi minuti è Alessio Negro, attore internazionale, volto noto sui palcoscenici europei.
Negro non recita nel senso convenzionale del termine. Il suo personaggio, Tacque appunto, non ha battute, non ha monologo, non ha spiegazioni da offrire. Ha il corpo. E con il corpo dice tutto. Entra in sala dalla finestra e prende possesso dello spazio con una naturalezza disarmante. Sposta oggetti. Li osserva. Li mette in relazione tra loro. Costruisce un ordine che solo lui conosce, e che il pubblico intuisce senza capirlo del tutto. È esattamente questo il punto.

La formazione di Negro si percepisce in ogni scelta, nella qualità dell'ascolto, nella capacità di reagire senza anticipare, nel modo in cui il suo corpo risponde al testo di D'Andrea senza illustrarlo mai. Non è mimo, non è danza: è presenza pura. Una delle sequenze più riuscite della serata lo vede costruire un piccolo ring con pochi elementi, trasformando gesti quotidiani in qualcosa che somiglia a un rito. Il pubblico ride, poi si ferma.
D'Andrea porta in scena un testo che parte da un fatto storico, la rimozione del cervello di Einstein nel 1955, e da lì si allarga fino a toccare il presente con precisione chirurgica: i social, il narcisismo digitale, l'inconscio annegato nelle notifiche, la perdita di sé in una società che chiede visibilità continua. Lo fa con ironia e con rigore, alternando momenti di leggerezza a passaggi che lasciano il segno. La sua definizione per questo tipo di lavoro è OCI, Osservazione Civica Introversica, e la formula non è una trovata di marketing: descrive davvero qualcosa che non esisteva prima.

Insieme i due formano una coppia scenica insolita ed efficace. D'Andrea parla, Negro tace. D'Andrea racconta, Negro mostra. Eppure non si percepisce mai una gerarchia tra i due: lo spettacolo respira proprio nell'equilibrio tra questi due modi opposti di stare sulla scena.
La sala era piena. Il pubblico ha seguito con un'attenzione che si è fatta più intensa col passare dei minuti, fino all'applauso finale, lungo e convinto.
D'Andrea ha voluto ringraziare il noto attore e produttore cinematografico Paolo Giangrasso per i suggerimenti sulla drammaturgia e la messa in scena, il Teatro di Tela per il supporto nelle prove, il Comune di Montelupo per la sala e l'arch. Barbara Viale per l'organizzazione dell'evento.