Wolfgang Tillmans: quando una bottiglia d'acqua diventa capolavoro
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Wolfgang Tillmans non fotografa il mondo. Lo guarda. E in quello sguardo, apparentemente ingenuo, nasconde una delle rivoluzioni più radicali della fotografia contemporanea.
Imaginate un universo dove un corpo nudo ha la stessa dignità di una piega di tessuto, dove una mela su un tavolo merita tanta attenzione quanta una metropoli vista dall'alto. Non è provocazione, è democrazia visiva. È Tillmans.

Quel che sorprende del suo lavoro è l'assenza totale di gerarchia. Non c'è il soggetto principale e lo sfondo. C'è solo la vita che accade, catturata con la stessa intensità, che sia una coppia che si abbraccia o una macchia di umidità su una parete. E funziona. Anzi, ipnotizza.
Nato nel 1968 a Remscheid, Tillmans ha smontato il mito romantico della fotografia. Non cerca il momento decisivo alla Cartier-Bresson, non inscena la realtà come i grandi maestri del Novecento. Semplicemente guarda: le luci che filtrano da una finestra, gli oggetti sparsi su una scrivania, i corpi che riposano.
La vera genialità? Ha convinto il mondo dell'arte che il quotidiano non ha bisogno di essere nobilitato. Esiste già. È già bellezza. Basta saperlo vedere.
Per questo nel 2000 ha vinto la Turner Prize. Non per aver fotografato qualcosa di straordinario, ma per aver rivelato l'extraordinario in ciò che guardiamo ogni giorno senza vedere.