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Georg Baselitz e le figure rovesciate

Georg Baselitz e le figure rovesciate

Author: Redazione Drimmarte

Date: 03-10-2025

Topic: News

Keywords: Georg Baselitz, Astratto

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La scelta di Georg Baselitz di dipingere figure rovesciate – pratica iniziata nel 1969 con opere come Der Wald auf dem Kopf (La foresta capovolta) – segna uno dei momenti più radicali e innovativi della pittura del secondo Novecento. Il gesto di ribaltare il soggetto non è soltanto un artificio formale, ma una vera e propria dichiarazione estetica e teorica: Baselitz intendeva liberare l’immagine da ogni automatismo interpretativo, da quella necessità di “riconoscere” il soggetto che tende a subordinare il linguaggio pittorico alla funzione descrittiva.

Immagine 1

Il rovesciamento costringe lo spettatore a rinunciare al contenuto narrativo immediato e a concentrarsi su ciò che normalmente resta sullo sfondo: la qualità della pennellata, la tensione cromatica, la costruzione compositiva, le dinamiche interne della superficie. In altre parole, il dipinto smette di essere finestra sul mondo e diventa un campo di forze, una presenza autonoma che si impone nello spazio.

Questo gesto radicale va letto anche nel contesto storico: la Germania del dopoguerra, segnata da una crisi identitaria e dal bisogno di reinventare un linguaggio artistico emancipato dai traumi del nazismo e dall’influenza opprimente delle avanguardie storiche. Baselitz, insieme ad altri artisti della sua generazione, rifiuta sia l’astrazione pura che la figurazione tradizionale, elaborando una via intermedia, dove la figura è ancora presente ma destabilizzata, problematizzata, resa straniante.

Opere come Der Wald auf dem Kopf non rappresentano dunque solo un espediente visivo, ma diventano metafora di una condizione esistenziale e storica: il mondo capovolto, la realtà che perde le sue coordinate stabili, la necessità di trovare un nuovo orientamento. La pittura, per Baselitz, non è semplice raffigurazione, bensì un atto di sovversione e di resistenza, una sfida lanciata allo sguardo e alla tradizione.

In questo senso, la “tecnica dell’inversione” si configura come un dispositivo critico, capace di scardinare il rapporto convenzionale tra immagine e significato, e di restituire alla pittura una forza autonoma, un’energia che nasce non dall’oggetto rappresentato ma dall’atto stesso del dipingere.

The psychology of art has shown that aesthetic experience can generate pleasure and gratification
Numerous scientific studies have highlighted that exposure to art pieces considered pleasant can activate neural circuits linked to reward and pleasure, triggering a positive response in the brain
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